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Dell’autore di questo libriccino non si sa quasi nulla se non che è irlandese, che vive in una mansarda nella sua amata Doire (nome gaelico irlandese della città nota come Derry o Londonderry, la seconda per grandezza dell’Irlanda del Nord), che ha un’età tra i venti e i trent’anni e che Isola per due è il suo primo romanzo.
Curato e tradotto da un altro scrittore, Stefano Paolocci (La panchina, Cicorivolta edizioni, 2008; Passato imperfetto con Elena Invernizzi e Paolo Bolognesi, Minerva edizioni, 2008) che ha casualmente conosciuto Aidan Sweets in un pub di Doire, il romanzo è un assoluto debutto letterario in quanto il libro non esiste nemmeno in lingua originale (da qui si spiega la defezione del titolo in lingua nel retro di copertina). L’assenza di qualsiasi dato biografico e di eventuali foto (l’autore stesso non ama l’idea di divulgare la sua immagine) avvolgono Sweets in un mistero tutto da scoprire (se ce ne verrà data l’opportunità nei tempi a venire).
Raccontata in prima persona dal protagonista bambino, la storia (autobiografica) abbraccia l’arco di tempo di un’estate. Dall’ultimo giorno di scuola fino alla ripresa dell’anno nuovo, Aidan “Wonky” Sweets ci narra un periodo ben preciso: quando nel suo quartiere arrivano tre artisti (Tom, Kevin e William) per realizzare un murale davanti casa sua (o meglio davanti alla finestra delle sua cameretta). Il murale diventa l’attrazione dell’intero quartiere che è esaltato e incuriosito dall’evento. L’attesa diventa ossessione e scherno tra vicini che ficcano il naso e fanno congetture sempre più improbabili (come ad esempio l’ipotesi che la protagonista del murale possa essere Barbie). Poi, finalmente, un lunedì (a pagina 64) vengono tolte le impalcature e il murale lascia tutti a bocca aperta.
Intorno ad Aidan ruota tutto il suo mondo di bambino: il padre Niall e la madre Brid, due genitori che inseguono il tempo e scansano il traffico cittadino; James Barrymore, l’odiato rivale sempre spalleggiato dalla signorina Tweenings (la preside); la fantastica Ita Blacks, uno schianto di ragazza, il suo sogno proibito; Ailis, la vicina lentigginosa che guarda la vita del quartiere da dietro le finestre; Damien, il miglior amico che sa imitare tutte le voci.
Il suo soprannome Wonky nasce da “Pennello Wonky”, il premio al pennello più storto dell’istituto che Aidan ha vinto al primo anno: un atroce premio destinato al peggior alunno dell’intero istituto in disegno. Tutto è tangibile in Isola per due: i tre artisti (i due fratelli Tom e William Kelly con l’amico fraterno Kevin Hasson alias “The Bogside Artists” dal 1993, trio di pittori di murales che lavorano nell’Irlanda del Nord), il murale (che commemora la battaglia di Bogside), la città, il nome del protagonista, lo spirito irlandese a cavallo tra l’ironia e l’eterno conflitto (interiore ed etnico).
A differenza di una certa tendenza romanzesca di autori più ambiziosi, questo volumetto che sembra raccontare ben poco (niente di epico, né di rocambolesco), risulta abilmente costruito sull’intreccio di un’apparente semplicità dei pensieri e un linguaggio stilisticamente perfetto, umoristico e accattivante per descrivere le giornate estive di un giovane studente che cerca di barcamenarsi nel labirinto della sua età, nel suo piccolo mondo di quasi adolescente, sul filo dei sogni che ancora non sono diventati speranze disilluse. Eppure, sotto la parvenza di romanzo, fresco, ingenuo e discreto, è allo stesso tempo pervaso dalla difficile convivenza di due diverse culture, separate solo una strada che taglia in due la città e racconta la significativa nascita dei murales a Doire. In breve, Isola per due è una carezza ma anche un pugno allo stomaco.
La scelta del titolo ci viene spiegato nell’ultima pagina e diventa l’essenza del romanzo stesso ma un passo decisivo della storia viene posto come sottotitolo. “Certe volte il mondo sembra mettersi in pausa”.
La copertina sintetizza l’intero romanzo in un’unica immagine, fresca e immediata. Il soggetto (bambino) con un’aria per metà sospesa, per metà curiosa, guarda oltre l’obiettivo, sullo sfondo delle tipiche case a schiera dei paesi nordici.
Assolutamente da non perdere le considerazioni del ragazzo che, per le vacanze, finalmente resta solo a casa e i piani ben studiati per farla in barba ai genitori che, invece, hanno costellato la casa di trappole per cogliere il figlio in flagrante (capitolo IV). Ma i veri guai di Aidan cominciano quando, contravvenendo a due delle regole a cui è sottoposto, si trova davanti i tre personaggi che entrano prepotentemente nella storia sconvolgendo la sua vita e quella dell’intero quartiere.
Alla fine del libro, il curatore/traduttore Stefano Paolocci ha aggiunto due brevi approfondimenti: le Note, per tradurre le espressioni (due per tutte: dal gaelico, Eirinn è l’Irlanda e Sasana è l’Inghilterra) e gli usi degli irlandesi; oltre ad un’Appendice storica per spiegare il passato della città il cui nome è soggetto ad una disputa tra i nazionalisti (cattolici) e gli unionisti (protestanti). I nazionalisti la chiamano Derry, dall'anglicizzazione del gaelico Doire che significa "bosco di querce", e parte degli unionisti la chiamano Londonderry.
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