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Ercole Patti "Graziella"

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Ercole Patti

Graziella

Avagliano, 2004

 

di Gianni Bonina

 

La ripubblicazione di Graziella insieme con la sceneggiatura inedita del film La seduzione dà conto - nel raffronto - di un’ambivalenza nel romanzo che fu già notata nel ’70, quando il libro apparve scisso non solo in due trame ma anche in due maniere. L’eliminazione nel film dell’intera prima parte, la formazione di Giuseppe in una Catania dedotta per bozzetti e caricature, documenta quanto diverso sia il fondo pruriginoso e scabroso della vicenda amorosa, tratta per intero dal lato erotico (con voli temporali vertiginosi - memorabile la pagina in cui il marito di Caterina muore e cinque righe dopo troviamo Giuseppe convivere con la vedova), dal tono lirico e ispirato che pervade la parte dell’educazione sentimentale. E se “romanzo cinematico” può essere definito, come propone la curatrice Sarah Zappulla, è alla sola doppia intricata e trina storia amorosa tutta d’interni che occorre riferirsi, quella che cioè segue la rappresentazione en plein air di una città e di un paesaggio il cui sentimento cordiale prevale sul cartone preparatorio che sarà l’esperienza sessuolalica di Giuseppe. Graziella non vale per le tentazioni, gli ammicchi e la scala ascensionale che porta Giuseppe di approccio in approccio a concupire tre donne, di cui due di soli 14 anni, ma per il quadro di effetti che restituisce di una Catania solare e felice, colta nei suoi siparietti di quartiere, nelle sue figure da rivista e nelle sue strade e case raccontate come presenze animate. E vale per il sentimento del tempo perduto che evoca: un tema costante nella ricerca letteraria di un autore che ha pagato, come Brancati, il peso di un’epoca dedita a tenere l’occhio tra il salotto e il boudoir. Anche in Graziella Patti si conferma autore non borghese ma cortese, mosso da premure e cure verso i mondi marciscenti, la decrepitezza degli uomini e la fatiscenza delle case e delle città. Di grande delicatezza e sensibilità l’endiadi che crea per legare le due parti del romanzo, che corrispondono alle due età di Giuseppe e alle due maniere adottate: la nominazione che fa dei compagni d’infanzia (fine a se stessa perché non tornano nel romanzo) richiama la successiva descrizione dei negozi lungo Via Etnea in un gioco armonico che è la cifra di Patti, nella cui visione uomini e cose vivono lo stesso destino.

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