RiduciLeone Carte sanitarie
 
   

Letizia Leone

 

La pietrificazione del mondo

 

 

Letizia Leone

Carte sanitarie

pp. 100, euro 10

Perrone, 2008

 

 

 

 

di Alberto Casadei

 

 

 

 

 

La nuova collana inNumeri, diretta da Giancarlo Alfano per l’editore Giulio Perrone, s’inaugura con due ottimi volumi, il grottesco Ultimo venne il porco di Matteo Lefèvre, e Carte sanitarie di Letizia Leone, alla sua terza raccolta dopo Pochi centimetri di luce e L’ora minerale. L’assunto, quasi da poesia ‘a tema’, è quello di ricavare forme poetiche da antichi trattati medici, da Avicenna e Galeno sino a Paracelso e Malpighi, concludendo poi con un’esperienza diretta della malattia nella sezione finale, Geriatria, 2° piano.

La chiave interpretativa dell’intera raccolta potrebbe essere facilmente fornita dal Benjamin del Dramma barocco: la metaforicità profondamente fisica e materiale impiegata da Leone denuncia la pietrificazione del mondo, la sua intrinseca mortuarietà. Ma il passaggio dalle descrizioni scientifiche alla scrittura poetica è meno allegorico e più biologico: è il tentativo di ricostruire una corporeità attraverso le sole parole quello dominante nei testi. Tentativo sommamente barocco (le figure retoriche al posto della vita), e insieme sottoposto alla fragilità del presente, destinata a scontrarsi con l’irrecuperabilità del tempo: “Questa nostra carne / che adesso è una falesia / una mummia / una foglia di montagna / fatta con cerotti / di umile lino del Nilo / porta sbiadite impronte / nella sabbia bollente / d’Egitto”. La dialettica più forte è allora quella tra le perentorietà dell’anamnesi medica e la debolezza delle parole dell’‘io’, quasi travolte sino alla sezione conclusiva dove, davanti ai malati, la liricità riacquista un senso, almeno come dedizione e sottolineatura degli affetti: “io intanto uso le mani / a caso come fontane luminose / su di te / e mai ti lascio // madre”.

 

 
 

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