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Foschini Il cappotto di Proust

Lorenza Foschini

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Proust, effetti personali

 

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Lorenza Foschini

Il cappotto di Proust

pp. 105, euro 12

Portaparole, 2008

 

 

 

 

 

di Federica Marchetti

 

 

 

 

 

 

Con il pretesto di parlare del cappotto di Proust, la giornalista Lorenza Foschini ha trovato una nuova occasione per riaprire il discorso su un autore che non finirà mai di stupirci. Potrebbe intitolarsi “Alla ricerca del Proust perduto” questa piccola ma approfondita indagine fatta Lorenza Foschini, proustiana da anni. Quello dei proustiani è un mondo a parte: un angolino del mondo in cui capita di scoprire come, più che ai gesti e alle parole, talvolta i sentimenti  siano legati agli oggetti.

Il cappotto di Proust non è né un saggio, né un romanzo, né una biografia, ma un’amorevole ricostruzione del ritrovamento di oggetti appartenuti a Marcel Proust da parte di Jacques Guérin, industriale del profumo, eccentrico appassionato (e facoltoso) collezionista, che entra in contatto e poi in possesso di oggetti appartenuti al grande scrittore francese. Il letto d’ottone, la libreria, la scrivania, numerose carte e, alla fine, vera e propria reliquia, lo sdrucito cappotto, grigio scuro, a doppio petto, foderato di lontra, chiuso da una duplice fila di tre bottoni, quello da cui lo scrittore non si separava mai, d’estate e d’inverno, lo stesso che stendeva sul letto durante gli anni in cui la copiosa Recherche prendeva forma e consistenza. Il più celebre cappotto della letteratura di tutti i tempi.

Partendo da un oggetto realmente appartenuto allo scrittore francese (l’indumento del titolo), Lorenza Foschini ripercorre tutte le strade fatte per giungere al cospetto della tanto sospirata reliquia proustiana. Ma, se si esclude l’introduzione, del cappotto non se ne ha traccia fino all’ultima parte del libro (a pagina 72), quando l’oggetto emerge dal nulla.

Tutto ebbe inizio nel 1929 quando Jacques Guérin fu operato d’appendicite da un notissimo chirurgo, tale Robert Proust. Guérin ha, così, la possibilità di ammirare le carte del celebre autore della Recherche ma è solo tempo dopo che comincia ad entrarne in possesso. Alla morte di Robert, Guérin conosce Werner, “tuttofare” di Marthe Dubois-Amiot Proust, la cognata che ha ereditato tutti gli oggetti di Marcel. La donna, profondamente borghese, sdegnata da quella che definisce la bizzarria dell’uomo, si è sempre rifiutata di leggere le opere del celebre cognato e, dopo aver tolto dalla targa della porta il cognome Proust, è stata colta da una vera e propria febbre devastatrice: così, ha strappato le dediche compromettenti, ha bruciato i manoscritti e ha regalato il cappotto a Werner per andare a pescare. “Non c’è bisogno di guerre o rivoluzioni per distruggere. Ci sono gli eredi, le famiglie, che si arrogano il diritto di cancellare tracce e testimoniante preziose”.

Con appassionata devozione, Guérin ha rimesso insieme gli oggetti personali di Marcel Proust e solo nel 1992, a otto anni dalla sua morte, a Parigi, mette all’asta manoscritti ed edizioni originali di Baudelaire, Apollinaire, Picasso, Hugo, Cocteau, Genet, Rimbaud e naturalmente Proust. Del resto dei suoi oggetti ne fa dono al Museo Carnavalet (il museo della storia di Parigi) sito in rue de Sévigné dove ancora oggi sono esposti al primo piano. Ma non c’è traccia del celebre cappotto che, per le sue condizioni, non può essere mostrato. Da qui comincia la narrazione di questo prezioso libriccino. In copertina: il celebre schizzo di Proust realizzato nel 1913 dall’amico Jean Cocteau e rinvenuto da Guérin in una cappelliera.

 

 

 

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