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Marito e moglie, Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli sono una coppia di psicologi viterbesi che studiano e scrivono di educazione emotiva. In occasione dell'uscita del loro nuovo libro Mio figlio mi legge nel pensiero (Mondadori) abbiamo incontrato Rosanna Schiralli che ci illustra le teorie elaborate con il marito.
E' difficile fare il genitore ma anche di più è difficile crescere con equilibrio quando si è figli. Alla base della vita di ognuno di noi ci sono l'infanzia e l'adolescenza, due banchi di prova che condizionano, poi, la concezione che da genitori, avremo dei nostri figli.
Oltre che ai genitori, i libri della coppia Mariani-Schiralli potrebbero tornare utili agli ex bambini con un passato ancora oggi ingombrante? Un pò come una regressione per venire a capo dei problemi e risolverli.
E’ proprio vero: durante il nostro ciclo di conferenze per presentare il libro, molti ce lo hanno detto. Uomini e donne, leggendo alcuni capitoli del libro, specialmente i primi, hanno ritrovato situazioni, relazioni e problemi della loro infanzia e del loro rapporto con i propri genitori. Questo ha permesso loro di comprendere meglio alcune sofferenze passate, che hanno ancora una ricaduta sul loro presente. Per questo strano fenomeno di dejà vu, il libro è considerato un po’ magico: alcuni cominciano con una normale lettura per poi non staccarsi più, quasi per cercare di trovare risposte a quei buchi neri e a quelle zone d’ombra che spesso ci portiamo dietro durante la nostra vita e che ci condizionano anche nell’essere a nostra volta genitori. Ci si rende conto di quanto a volte sia difficile vivere il presente poiché siamo rincorsi dai fantasmi del passato, ma riuscendo a capire alcune cose che trapelano soprattutto dai capitoli iniziali, è possibile tenere a bada quei fantasmi e sviluppare nuove energie per se stessi, per il bambino che è in noi e per i bambini che abbiamo e dobbiamo aiutare a crescere. Durante una presentazione a Milano, un giovane padre ci ha detto che attraverso la lettura del libro è riuscito in gran parte a recuperare il bambino dentro di sé che aveva lasciato tanto tempo prima.
I vostri saggi sono dei successi straordinari. Cosa proponete di nuovo rispetto ad altri libri rivolti alle stesse problematiche e, dunque, potenzialmente agli stessi lettori?
La novità dei nostri ultimi due testi consiste nel coniugare le più avanzate ricerche nel campo della neurofisiologia a proposito delle relazioni umane con le più innovative teorie psicopedagogiche. Cerchiamo poi di trasmettere ai lettori tutto ciò attraverso un linguaggio semplice, chiaro, attento e con un’enorme quantità di esempi pratici per quanto riguarda quanto si deve fare o non fare con i bambini. Purtroppo nel campo della psicologia dello sviluppo e dell’educazione esiste una grande confusione, tanti luoghi comuni e tante opinioni spesso contrastanti tra di loro. Pochi sanno che negli ultimi anni, grazie a strumenti d’indagine non invasivi come la Risonanza magnetica funzionale (REM) e la Tomografia a emissione di positroni (PET) si riesce con precisione a vedere come funzionano i cervelli degli esseri umani quando sono in relazione tra di loro. Si riesce cioè a capire cosa è più utile fare e cosa è più dannoso rispetto a un bambino molto piccolo.
In particolare, le indagini degli ultimi anni hanno scoperto il funzionamento di alcune strutture nervose all’interno del cervello che riescono a percepire le intenzioni, gli stati d’animo e le emozioni dell’Altro. Queste antenne si chiamano neuroni specchio e sono attivi (questo è l’elemento più straordinario) nei bambini sin dai primi mesi di vita. A 9 mesi circa riescono già a condividere l’intenzione dell’adulto, diventando a tutti gli effetti soggetti sociali in grado di costruire relazioni, percepire ciò che succede attorno a loro e sentire quello che l’adulto sente. Non esiste dunque nessun bambino “tabula rasa”, nessun bambino avulso dalla realtà e che non abbia consapevolezza di se stesso: i bambini sono molto più attivi, recettivi e reattivi di quanto si crede. In base a queste ultime scoperte, la gran parte delle teorie tradizionali sullo sviluppo dei bambini finora considerate incrollabili diventano molto più relative. Di conseguenza si devono tracciare nuovi itinerari pedagogici e nuove modalità circa l’allevare i figli. Il nostro testo è appunto di questo che tratta.
Mio figlio mi legge nel pensiero può essere considerato l’ideale proseguimento di Le emozioni che fanno crescere?
Mio figlio mi legge nel pensiero e Le emozioni che fanno crescere sono due testi complementari: il primo tratta dei genitori e dei loro figli dal concepimento agli 8-10anni; il secondo tratta prevalentemente della preadolescenza e dell’adolescenza. Entrambi i libri sposano la teoria, supportata da molte ricerche scientifiche, che la salute ed il benessere dei figli passa per una buona gestione del mondo emozionale interno e tale capacità si costruisce attraverso l’incessante opera educativa finalizzata a modulare le pulsioni dei bambini piccoli (tendenti sempre alla scarica immediata) in emozioni individuabili, modulabili e perciò gestibili. Una delle maggiori caratteristiche di una buona educazione consiste nel mettere confini e contenimento ai figli fin da quando sono piccoli. Sembra infatti che un’educazione autorevole, ferma e sicura, sia foriera della crescita, per numero, forma e funzionalità, all’interno del cervello dei bambini, di importanti vie nervose che costituiranno la condizione di uno sviluppo autonomo, autoefficace e sicuro.
Il titolo di questo secondo libro ammicca all’eterno senso di colpa che ogni genitore possiede. Potrebbe essere letto, invece, come la speranza di una nuova era della comunicazione tra genitori e figli?
Nessun senso di colpa. Anche se alcuni genitori, leggendo il libro, pensano a quanti errori hanno potuto fare nell’educare i propri figli, il testo rassicura ed apre alla speranza, anche sgombrando il campo da numerosi pregiudizi come ad esempio quello di considerare il carattere innato e quindi genetico e immodificabile.
Nella seconda parte del volume alcuni capitoli spiegano e suggeriscono condotte pratiche e facili da adottare con i figli. Non si tratta di dedicare loro molto tempo o di stare sempre a loro disposizione, ma di dare un’impostazione al rapporto con i figli cercando di sintonizzarsi con loro con un pochino di attenzione e di profondità. Si fa riferimento al QSE (quoziente di sintonia emotiva), vale a dire quella capacità che i genitori dovrebbero avere (ma che si può anche apprendere ed allenare) per entrare in sintonia con i figli nel modo più adeguato. Nel libro si danno appunto consigli su come allattare, come gestire la rabbia e i capricci, come porsi rispetto all’addormentamento e all’alimentazione, come giocare, come affrontare la noia e come rispondere ai loro innumerevoli bisogni.
Il vostro percorso di studiosi di psico-pedagogia è certamente alla ricerca di nuovi stimoli. Cosa attende i lettori? Pur in epoca di promozione editoriale, a cosa state già pensando?
Visto il successo che sta avendo anche questo ultimo testo (dopo due mesi è già in ristampa), Mondadori ci ha proposto di continuare per la stessa collana (“I libri dell’Educazione Emotiva”) con una serie di volumi monotematici sugli argomenti più richiesti dai genitori (sia di figli piccoli che di adolescenti). Questo progetto si avvarrà soprattutto dell’esperienza che nel frattempo abbiamo accumulato nei corsi di formazione rivolti a docenti e insegnanti e nella conduzione di Scuole per genitori, che negli ultimi anni abbiamo svolto in molte realtà del territorio nazionale. Quella delle Scuole per genitori sembra essere una delle carte vincenti per una vera prevenzione del disagio infantile e giovanile. Proprio in questi giorni infatti l’Impresa Famiglia della Confartigianato di Vicenza, promotrice di una storica Scuola per genitori che si è diffusa in tutta Italia e diretta da Paolo Crepet, ci ha chiesto di tenere alcuni incontri con i genitori a Vicenza, Brescia, Cesena e probabilmente in tante altre realtà.
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