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Una delle poche rivoluzioni riuscite del nostro Novecento è forse proprio quella per l’emancipazione femminile, minacciata però ancora oggi, nonostante le pari opportunità di studio e di lavoro, da rinnovati maschilismi, più subdoli e pericolosi. Alba Latella, autrice di “Ho trovato il punto G nel cuore” (Mondadori, 2007), afferma infatti che nulla va lasciato indietro, che le battaglie vinte vanno confermate e che dunque la tematica della libertà sessuale femminile, non è ancora una fortificazione inespugnabile. Libertà sessuale che comporta cambiamenti radicali nel modo di intendere la coppia, la famiglia, la società. Ne abbiamo parlato con l’autrice.
A differenza di altri romanzi molto meno provocatori del tuo, qui non troviamo il canonico avvertimento: “Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti è puramente casuale”. Ciò che hai narrato è dunque pura fantasia?
No. La situazione iniziale della protagonista, l’abbandono e la depressione conseguente, e dopo, il tentativo di uscire da quella fase dolorosa attraverso il sesso, sono cose che ho vissuto sulla mia pelle. Il sesso distoglie da situazioni spiacevoli, anche quando non è legato all’amore. E’ comunque un’esperienza positiva.
Arianna, la protagonista del romanzo, è sempre stata criticata dagli uomini della sua vita che non l’hanno mai fatta sentire accettata per come era. La sua ‘attitudine’ al sesso quindi, sembra più una ricerca di conferme e compensazioni piuttosto che un atto liberatorio.
Arianna è piacevolmente sorpresa dallo sperimentare che le cose in fatto di rapporti amorosi, possono andare diversamente da come erano andate fino a quel momento. Lei non cerca compensazioni o conferme, cerca solo quello che le piace. Cerca di stare bene.
Spesso si fa riferimento all’uso di droghe, dopodiché sempre una frase a seguire: “Alla faccia di tutti i proibizionisti di merda”. L’ulteriore prova di una volontà di trasgressione che appare veicolata però più da un impulso reattivo a sensazioni di repressione che da vera e propria convinzione personale?
No, la protagonista non vuole andare contro la morale e il senso comune, ma sono proprio questi vincoli della società che vanno contro di lei. Se di reazione vogliamo parlare, allora è quella a una cultura opprimente e impositiva che entra nei rapporti interpersonali e privati, e che detta legge. La perversione è un concetto estremamente elastico. Quello che oggi consideriamo perverso, un giorno potrebbe sembrare erotismo, o sesso particolarmente fantasioso.
Lasciando da parte la società, volendo considerare solo la coppia, è così pacifico che l’evoluzione dei rapporti affettivi etero o omo, si evolvano nel senso della trasgressione?
La trasgressione non è un percorso per tutti. La completa conoscenza di sé e l’accettazione delle proprie pulsioni facilita questo atteggiamento di apertura a certe esperienze che agevolano tipi di rapporti interpersonali dove non ci sono compromessi, dove c’è completa fiducia perché non c’è bisogno di fingere o fingersi nulla. Continuo a ripetere che siamo vittime di un atteggiamento culturale colpevolizzante nei confronti di chi non si adegua agli standard, anche nel sesso, anche nella coppia.
Cosa pensi di chi non ha mai avuto esperienze sessuali trasgressive o le rifiuta?
Se il rifiuto è libero, consapevole, autentico, va benissimo. Il fatto è che molte volte agiamo sotto l’egida della paura del giudizio altrui. Inoltre spesso abbiamo paura di certi lati della nostra personalità sconosciuti a noi stessi, repressi. L’unica cosa che mi disturba è l’ipocrisia che viene spesso scambiata per virtù, ma non lo è affatto. Io non discuto le regole del vivere sociale imposto dalla legge, per cui se si trasgrediscono certe regole, c’è una sanzione. Discuto le sanzioni non imposte da nessun testo scritto che ci auto infliggiamo a causa dell’educazione moralista religiosa.
Il punto ‘G’ sta nel cuore o il cuore sta nel punto ‘G’?
Il punto ‘G’ sta nel cuore inteso come ambito sentimentale e affettivo, perché quello che fa la differenza in un rapporto amoroso è il coinvolgimento emotivo.
Sei madre di due figlie molto diverse tra loro, una delle quali, Michelle, fa la pornoattrice ed ha scritto “Volevo essere Moana” edito dalla stessa casa editrice che ha pubblicato il tuo romanzo, la Mondadori, e uscito contemporaneamente al tuo. Vuoi parlarcene?
Il rapporto che ognuno ha con i propri figli è personalissimo, non si possono mettere etichette a questa categoria di sentimenti. Ogni genitore svolge il suo ruolo come meglio può e meglio crede, e che la fortuna lo assista. Con le mie figlie ho adottato il criterio della sincerità: non insegno cose che io non sono in grado di fare, non propongo dei modelli che poi non sono in grado di rappresentare. Allo stesso tempo non ho coltivato in loro l’insicurezza, le ho accettate per come sono. Se ci proponiamo come giudici i figli cercano di sottrarsi al giudizio, e mentono anche a sé stessi. Non per questo non le ho mai poste di fronte ad un ‘no’; semplicemente ho proposto delle alternative quando non mi sono trovata d’accordo su qualcosa. Oggi ho due figlie che hanno scelto strade molto diverse; una fa l’assistente sociale, l’altra la pornostar, ma ognuna ha seguito il suo talento, la sua vocazione, liberamente e coscientemente.
Ha ancora senso oggi proporre come modello di emancipazione femminile l’autogestione della sessualità?
Essere disinibiti sessualmente oggi sembra facile, eppure ci sono ancora tante implicazioni. Una persona che conquista questo tipo di libertà, sessuale, la stessa libertà, lo stesso atteggiamento di autonomia e capacità di fare, lo ritrova poi in altri ambiti del vivere quotidiano. E poi certi tipi di conquiste, quelle femminili, sono sempre minacciate da rigurgiti di maschilismo inattesi. Non ci si può distrarre, dobbiamo fortificare quello che abbiamo conquistato dal Sessantotto ad oggi, altrimenti perderemo tutto ciò che abbiamo ottenuto. Non dobbiamo perdere di vista le nostre autonomie, le nostre libertà. E comunque certe conquiste sono importanti anche per il maschio. Avere al fianco una donna evoluta aiuta ad evolversi. Avere al fianco una donna sottomessa è frustrante ed anche pericoloso. Ricordate Elena Bobbit che tagliò il pene al marito?
Che collocazione di genere possiamo dare al tuo romanzo?
Un romanzo erotico forse è dire poco. E’ un romanzo hard.
E’ stato difficile trovare un editore per questi due romanzi?
No perché non capita certo tutti i giorni che madre e figlia scrivano qualcosa che riguarda il sesso e la sessualità. Sono due generazioni che si passano il testimonio. E’ stato facile anche per questo, non solo per l’argomento trattato o per la professione di Michelle.
Hai ricevuto interventi censori da parte di qualcuno?
L’epilogo del romanzo doveva essere un altro che però è stato considerato blasfemo. Ho comunque espresso quello che era nelle mie intenzioni nell’epilogo ufficiale. Sviscererò la tematica laicista nel mio prossimo libro. Sarà un romanzo decisamente anticlericale.
A chi ti rivolgi con questo libro?
Mi rivolgo alle donne ma anche agli uomini che hanno sempre molta curiosità di vedere e sapere cosa le donne pensano del sesso, come le donne ne parlano. C’è una modalità diversa tra sessualità maschile e femminile. Un uomo per perdere il controllo di sé non ha bisogno di sforzarsi troppo, basta un’immagine di nudo a farlo capitolare. La donna no, vive la sessualità con una modalità diversa, più complessa, ma è anche per quello che poi il nostro piacere è maggiore di quello maschile perché c’è un coinvolgimento diverso. Quello del cuore, oltre al punto ‘G’.
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